Il successo delle ibride plug-in: un pericoloso franitendimento

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Consumi poco interessanti, scarsi incentivi (rispetto alle elettriche), alta complessità costruttiva (e quindi alti costi di manutenzione). Perché mai qualcuno allora dovrebbe sceglierle? A cosa è dovuto il successo delle ibride plug-in? Le aziende le acquistano a volte per spirito ecologico o ritenendo di poter risparmiare sul carburante (e vedremo poi perché si sbagliano). Ma la spinta arriva probabilmente anche dai dipendenti, che, dallo scorso 1 luglio, hanno un vantaggio fiscale non trascurabile guidando un’ibrida.
Il successo delle ibride plug-in: un fatto di tassazione

A partire dallo scorso 1 luglio 2020 infatti chi ha un’auto aziendale paga il fringe benefit in misura correlata alle emissioni di CO2 del veicolo (quelle dichiarate, ovviamente).
Le soglie sono le seguenti:

25% – se le emissioni di CO2 sono inferiori a 60 g/Km;
30% – se le emissioni di CO2 sono comprese tra 60 e 160 g/Km;
40% – se le emissioni di CO2 sono comprese tra 160 e 190 g/Km;
50% – se le emissioni di CO2 sono superiori a 190 g/Km.

Inoltre, a decorrere dal 2021, sono previsti ulteriori aumenti per i veicoli più inquinanti:

50% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiori a 160 g/km ma non a 190 g/km;
60% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiore a 190 g/km

Il risultato è che sempre più dirigenti d’azienda spingono per avere un’auto ibrida plug-in, e sempre più aziende le acquistano (o noleggiano) senza considerare però due aspetti fondamentali:

le performance di consumi dell’auto sono strettamente legate alla tipologia di utilizzo del driver, sul quale non si ha alcun controllo. Posso affidare un’ibrida plug-in oggi al sig. Rossi, che vive a 10 km dall’azienda e non fa quasi mai trasferte. Ma il sig. Rossi tra sei mesi potrebbe trasferirsi a 60 km di distanza e magari cambiare le sue abitudini e iniziare a macinare un sacco di km, magari autostradali

anche nel caso in cui il profilo d’uso sia ben definito e il nostro sig. Rossi utilizzi l’auto per la maggior parte del tempo in elettrico, il consumo in elettrico di un veicolo ibrido plug-in raggiunge quasi i valori di un efficiente diesel. Siamo estremamente lontani dall’efficienza dichiarata E stiamo considerando la migliore delle ipotesi.

L’esempio di Volvo V90 T8 Recharge
Volvo V90 RechargeStation wagon di grandi dimensioni e motorizzazione ibrida plug-in, percorre, in elettrico circa 38 km con un pieno di energia, pari a 11,6 kWh.  Questo significa un consumo di 30,5 kWh/100 km, che corrispondono a circa 6,40 Euro di spesa, se l’auto viene ricaricata in azienda. Se dovessimo rapportarlo a un diesel, è come se fossimo in presenza di un diesel che, guidato con la massima parsimonia, ha un consumo di circa 4,60 litri/100 km (performance non così lontana da quella di un diesel moderno, guidato in modalità hypermiler). E, badiamo bene, un consumo di questo tipo lo si ha utilizzando Volvo V90 Recharge con il solo motore elettrico da 87 CV a spostare una massa di oltre due tonnellate di peso. Non certo il concetto di auto elettrica scattante! Per questo parliamo di hypermiling.
E rispetto a un’elettrica pura?
Nella migliore delle ipotesi, quella in cui l’auto venga effettivamente utilizzata, per la maggior parte del tempo, in elettrico, i consumi sono sostanzialmente doppi rispetto a quelli di un’elettrica pura. Un’elettrica come Tesla Model S percorre infatti circa il doppio dei km con la stessa quantità di energia.
Conclusioni
Il nuovo tipo di tassazione darà un spinta a veicoli, gli ibridi plug-in, che rischiano di rappresentare un costo inutilmente alto per le aziende, e uno scarso beneficio per i driver. Il dipendente che sceglie un’auto di questo tipo ha qualche agevolazione sul fringe benefit, è vero, ma si sposterà con un’auto che, nella migliore delle condizioni, consuma e inquina il doppio della sua controparte elettrica. E questo a mio avviso è un peccato.
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Continua la lettura per Il successo delle ibride plug-in: un pericoloso franitendimento selezionato da Vaielettrico.it in data 25 November 2020

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